Castagno

Sono sviluppate le problematiche fitosanitarie della castanicoltura svolgendo attività di diagnosi, consulenza, divulgazione e formazione per i coltivatori e gli enti, continuando nello stesso tempo lo studio e la sperimentazione sulle principali malattie del castagno e dei frutti e perseguendo la massima sostenibilità della gestione dei castagneti, mediante adeguate tecniche colturali e di lotta biologica. 

Nei castagneti da frutto l’intervento dell’uomo è ridotto al minimo e prevale la naturalità, rendendo questa coltura un “unicum” a cavallo tra mondo forestale ed agricolo. In tale contesto acquista un ruolo preminente la difesa dalle avversità, che deve avere criteri di sostenibilità ambientale ed economica, inserendosi in una gestione rispettosa degli equilibri naturali dell’ecosistema. Già dall’inizio degli anni ’90, ci occupiamo di queste problematiche con particolare attenzione allo sviluppo e alla messa a punto di tecniche innovative di lotta biologica.
Il lavoro ha interessato le patologie più comuni, studiando la diffusione dell’ipovirulenza del cancro della corteccia, che ha fornito in maniera naturale un controllo efficace di questo fungo. Il cancro, ormai endemico, non intacca la vitalità della pianta, né la produzione, causando danni solo in condizioni di stress. Anche per il mal dell’inchiostro, la cui presenza sul territorio è peraltro limitata, sono state sperimentate tecniche di lotta mediante concimazioni organiche con buoni risultati.
Negli ultimi anni sono state, piuttosto, le avversità entomatiche a creare i maggiori problemi, in particolar modo i Lepidotteri Tortricidi e la vespa cinese. Tra i primi, Cydia fagiglandana Zel. e C. splendana Hb. sono le specie più dannose per la castanicoltura trentina: le larve di queste cidie si sviluppano all’interno dei frutti, determinando un danno che può raggiungere il 70-80% del raccolto. Per questi insetti è in atto una sperimentazione che coinvolge anche altri Istituti e Università italiani per valutare l’efficacia di un nuovo sistema di confusione sessuale basato sull’uso di dispensatori temporizzati di feromoni, denominatipuffers.

Per la vespa cinese (Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu), un imenottero originario della Cina e ormai presente in tutti i castagneti italiani, si sta attuando una strategia di controllo concordata a livello nazionale, che prevede l’allevamento e il rilascio di un parassitoide specifico (Torymus sinensis Kamijo) capace di ovideporre nelle galle dove si sviluppa il fitofago. Parallelamente, sono condotte sul territorio indagini su funghi entomopatogeni e parassitoidi autoctoni, in grado di contribuire al contenimento del cinipide.

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