Grande affluenza, presso la Cocea di Taio, alla giornata informativa sugli scopazzi del melo

Stato attuale e prospettive future per la lotta alla diffusione della patologia 'Apple proliferation'
Incontro tecnico promosso da Assessorato all'agricoltura, Istituto Agrario e Apot

Domenica, 19 Dicembre 2004

Il monitoraggio condotto nel corso del 2004 dall'Istituto Agrario di San Michele in collaborazione con Apot e finanziato dall'Ufficio fitopatologico della Provincia autonoma ha evidenziato una apparente stabilizzazione della presenza della patologia "Apple proliferation" meglio conosciuta come "scopazzi del melo". Nel complesso, tuttavia, la situazione appare ancora grave in quanto l'epidemia denota incrementi che risultano consistenti anche all'esterno della valle di Non. I frutticoltori trentini sono stati invitati, dunque, a procedere all'estirpazione immediata delle piante infette, rinnovando porzioni sufficientemente ampie per limitare il rischio di nuove infezioni su piante di recente messa a dimora.

Della diffusione della patologia,  dello stato e delle prospettive della ricerca scientifica, ma anche delle azioni fitosanitarie e di sostegno alle aziende da intraprendere nel prossimo futuro se ne è parlato stamane, alla Cocea di Taio, nell'ambito dell'incontro informativo sugli "scopazzi del melo"  organizzato dall'Assessorato provinciale all'agricoltura in collaborazione con l'Istituto Agrario di San Michele all'Adige e l'Associazione dei produttori ortofrutticoli trentini (Apot).

Nel 2001 è stato attivato all'Istituto Agrario uno specifico progetto, denominato SMAP, che affrontando il problema con un approccio interdisciplinare, ha operato in tre diverse direzioni: studio delle metodologie più adatte a diagnosticare la malattia, approfondimento delle conoscenze sul vettore e studio delle più efficaci strategie di controllo, studio di materiale resistente o tollerante a partire dai portainnesti  apomittici.

A quest'iniziativa, che ha ottenuto un finanziamento sul fondo progetti della Provincia autonoma di Trento per un importo complessivo di un milione e 400 mila euro, hanno preso parte enti diversi quali l'Ufficio fitopatologico provinciale, l'ITC-irst, l'Apot, il Centrum Grüne Gentechnik di Neustadt in Germania, il Biologische Bundesanstalt di Dossenheim in Germania nonché, naturalmente, l'Istituto Agrario. E' stato costituto un gruppo di lavoro, unico a livello europeo per competenze scientifiche, che ha visto la partecipazione con tempi e modalità diverse di oltre 12 ricercatori (tra cui la scomparsa dott.ssa Elisabetta Vindimian) di altrettanti tecnici, più alcuni borsisti e dottorandi a progetto.  Come ha ampiamente spiegato Claudio Ioriatti dell'Istituto Agrario, il progetto SMAP ha appurato che: il fitoplasma si diffonde sia  mediante insetti vettori sia mediante innesto o materiale di propagazione infetti; tutte le varietà ed i portainnesti commerciali sono suscettibili alla malattia; non si conoscono attualmente terapie in grado di curare le piante infette; nel breve periodo il solo modo per prevenire l'ulteriore diffondersi della malattia è quello di garantire la salubrità de materiale di propagazione, controllare gli insetti vettori ed eliminare le fonti di inoculo; nel lungo periodo è ipotizzabile un controllo della malattia mediante lo sviluppo e la diffusione di materiale  resistente alla fitoplasmosi . "Molto è stato fatto, ma molto resta ancora da fare. I tempi della ricerca non sono così rapidi- ha detto il presidente dell'Istituto Agrario, Giovanni Gius-. La guardia non verrà abbassata e tutte le risorse umane e tecnologiche, comprese anche le più recenti nel settore della biologia avanzata di cui San Michele sta diventando leader a livello internazionale, saranno messe in campo per fronteggiare l'epidemia". Il progetto proseguirà per i prossimi 7-10 anni, intensificando le collaborazioni con i vari partner, soprattutto tedeschi per arrivare a trovare portainnesti resistenti, compatibili con le cultivar di interesse commerciale e con le condizioni pedoclimatiche dei nostri territori frutticoli.  "Nella lotta agli scopazzi non siamo secondi a nessuno perchè troppo importante è la posta in gioco". Non vi è infatti a livello nazionale e  internazionale altra struttura che sia in grado di affrontare il problema scopazzi come quella che è stata costituita a San Michele e destinata a proseguire l'attività nei prossimi cinque anni. Ricerca e sperimentazione - ha aggiunto- devono tuttavia trovare la collaborazione anche dei frutticoltori che devono muoversi secondo le linee operative concordate dagli enti provinciali. L'importanza della sinergia tra i vari attori è stata sottolineata anche dal presidente di Apot, Ennio Magnani, il quale ha annunciato che proprio stamane, a Roma, al Servizio fitosanitario nazionale, è in discussione il decreto di lotta obbligatoria.

All'incontro di stamane hanno preso parte l'assessore provinciale all'agricoltura Tiziano Mellarini, e il dirigente del Dipartimento Agricoltura, Mauro Fezzi (comunicato stampa Ufficio stampa Provincia autonoma).

 

Segue documento con dati monitoraggio realizzato da Istituto Agrario, Assessorato provinciale all'agricoltura e Apot.

 

Con cortese preghiera di pubblicazione e/o diffusione

 

 

Ufficio stampa

Istituto Agrario

 

S. Michele all'Adige, lunedì 20 dicembre 2004