Accademici ed esperti rispondono al I convegno del Master in Scienze della Grappa

La qualità, nel settore dell'acquavite nazionale, è solo un luogo comune o una caratteristica concretamente misurabile?

Sunday 23 January 2005

Accademici ed esperti del settore della grappa e della distillazione si sono dati appuntamento stamane, a San Michele, per il convegno dedicato alla misurazione della qualità della grappa, organizzato in collaborazione tra Istituto Agrario, Centro Studi Assaggiatori, Università degli Studi di Trento, Università degli Studi di Udine e Istituto Nazionale Grappa, nell'ambito del master in Scienze della Grappa attualmente in corso a San Michele.
Riflettori puntati, dunque, sui più recenti metodi e strumenti in grado di misurare concretamente la qualità dell'acquavite di vinaccia, la cui produzione in Trentino è pari a circa il 10 per cento del totale nazionale. E non è un caso che sia stato scelto proprio l'Istituto Agrario come sede dell'appuntamento, dato che le prime ricerche sulla qualità della grappa sono nate proprio a San Michele, come ha sottolineato il neo-presidente dell'Istituto Tutela Grappa del Trentino, Giuseppe Bertagnolli.
In Italia non esiste la DOC della grappa e pertanto la piramide della qualità si può costruire solamente su alcuni parametri qualitativi (ad esempio il contenuto di aromi) o sui prezzi. La regolamentazione della UE ha stabilito le indicazioni geografiche (Barolo, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli) ma non sono DOC, anche perché in Italia manca una legge nazionale che consenta il riconoscimento della grappa, considerata un prodotto industriale e non agricolo. "Ecco allora -ha sottolineato Mario Fregoni, presidente onorario dell'OIV (Organisation Internationale de la Vigne et du Vin) che la piramide geografica della grappa italiana  potrebbe esser istitutita solo nell'ambito di una legge specifica sulle DOC della grappa". Giuseppe Versini, coordinatore del Laboratorio Analisi e Ricerche dell'Istituto Agrario, ha presentato i più recenti metodi di laboratorio per smascherare le frodi e controllare l'origine, approfondendo il tema dell'aromatizzazione che, pur lecita, sta ponendosi talora in un quadro di disturbo del mercato, mentre Luigi Odello, presidente del Centro Studi Assaggiatori di Brescia, ha fatto luce sui più innovativi strumenti di controllo e salvaguardia dell'origine e della tipicità offerti dall'analisi sensoriale. In Italia il consumo di grappa pesava nel 1999 poco più dell'uno su 1200: appena 21 milioni di litri contro i 2.775 della vodka e i 1.350 della cachaca. "Un quantitativo estremamente limitato -ha detto Odello- che fa riflettere l'esclusività di questo distillato rispetto alla media mondiale: un prodotto di lusso a livello internazionale, troppo curato e prezioso per essere usato nei cocktail". 
 Il convegno si è concluso con una tavola rotonda a cui hanno partecipato esperti ministeriali e di categorie associative. Tra questi, Adriano Dalpez, presidente della Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura di Trento, Italo Maschio, presidente del Comitato Nazionale Acquaviti Assodistil, Ottavio Cagiano de Azevedo, direttore di Federvini e Silvia Nicoli del Ministero delle Politiche agricole e Forestali che ha sottolineato la necessità di tutelare la grappa in maniera ancora più efficace a livello di negoziati internazionali. "Dobbiamo definire lo standard di salute della grappa -ha aggiunto il presidente dell'Istituto Nazionale Grappa, Alessandro Frantoli. La qualità non è stata ancora ben definita; pertanto occorre proseguire su questa strada tenendo ben presente che questo mondo non è un'industria ma sono tante piccole aziende. E questa è la nostra grande forza". 
 
 
 Ufficio stampa
 Istituto Agrario
 
 
 Filmato a cura di Sirio film
 
 S. Michele all'Adige, 23 maggio 2005