Circa 500 frutticoltori oggi all'Auditorium di Cles per l'ottava edizione della 'Giornata tecnica' promossa dall'Istituto Agrario

Portinnesti resistenti contro il problema 'scopazzi'
Accanto all'estirpazione, al rinnovo degli impianti e alla lotta al vettore i ricercatori dell'Istituto Agrario puntano alla creazione di portinnesti resistenti

Tuesday 15 February 2005

Il miglioramento genetico dei cosiddetti "portinnesti apomittici" rappresenta la nuova fonte di speranza per risolvere il problema scopazzi, ma è una strada che deve essere percorsa necessariamente assieme all'estirpazione delle piante infette, al rinnovo degli impianti e alla lotta al vettore.  I ricercatori dell'Istituto Agrario puntano a creare nuove selezioni resistenti alla malattia "Apple proliferation" ma anche di elevata qualità agronomica. Per ottenerli stanno incrociando i "portinnesti apomittici" resistenti agli scopazzi e i portinnesti "M9" che sono utilizzati in tutto il mondo da circa trent'anni perché, mantenendo ridotte le dimensioni della pianta, consentono di produrre in modo abbondante e costante. I risultati però non arriveranno prima di 10-15 anni.

   "Con il miglioramento genetico si potrà arrivare a portinnesti validi come l'"M9" ma ci vuole del tempo" ha spiegato Alberto Dorigoni nell'intervento che ha aperto l'ottava edizione della Giornata tecnica "La frutticoltura delle valli del Noce". L'incontro organizzato dall'Istituto Agrario di San Michele all'Adige si è svolto all'Auditorium di Cles e ha registrato una notevole affluenza di agricoltori.

 Il monitoraggio condotto nel corso del 2004 dall'Istituto Agrario di San Michele in collaborazione con Apot e finanziato dall'Ufficio fitopatologico della Provincia autonoma ha evidenziato un'apparente stabilizzazione della presenza della patologia. Nel complesso, tuttavia, la situazione appare ancora grave in quanto l'epidemia denota incrementi che risultano consistenti anche all'esterno della valle di Non.  "Oltre ai vecchi impianti la malattia sta interessando gli impianti su portinnesto debole con un'età dai 6 ai dieci anni, ma per quelli giovani, con meno di cinque anni, la situazione è ancora buona" ha puntualizzato Fabrizio Dolzani.

  Nel corso dell'incontro si è parlato anche di Fuji, la giovane varietà che in valle di Non si è lentamente affiancata alla Golden Delicious ma che preoccupa gli agricoltori per il problema dell'"alternanza" cioé dell'irregolarità della produzione. "L'annata 2004 è stata problematica a causa dell'andamento climatico, in particolare per le piogge persistenti durante la fioritura dei meli, ma anche per la siccità e le alte temperature del 2003" ha spiegato Luigi Tolotti, sottolineando che per avere una corretta produzione della pianta occorre agire sulla corretta gestione sia della produzione sia della vegetazione attraverso alcune pratiche colturali.

 Infine, la certificazione Eurep-GAP "Buone pratiche colturali per un'agricoltura sostenibile", nata su idea della grande distribuzione organizzata ed oggi utilizzata per certificare le aziende produttrici a livello agricolo. Fabrizio Benvenuti ha spiegato che " in Alto Adige il 40 per cento delle aziende agricole produttrici di mele sono certificate Eurep-GAP, ma l'obiettivo è quello di arrivare al 100 per cento entro il 2006". In Trentino finora solo Melinda ha deliberato di adottare questa certificazione che partirà a breve con il polo Cocea.

*Fotoservizio e filmato a cura di Sirio Film

 

Con cortese preghiera di pubblicazione e/o diffusione

 

Ufficio stampa

 

S. Michele all'Adige, giovedì 12 febbraio 2004