Per decenni gli studiosi avevano erroneamente attribuito il fenomeno della colorazione rossa all'alga unicellulare Glenodinium sanguineum Marchesoni

Scoperta l'alga che tingeva di rosso il lago di Tovel
L'équipe di ricerca del progetto SALTO ha presentato ufficialmente, alla presenza dell'assessore Gianluca Salvatori, le due specie di alghe identificate nel lago di Tovel

Per decenni gli studiosi avevano erroneamente attribuito il fenomeno della colorazione rossa all'alga unicellulare Glenodinium sanguineum Marchesoni

Martedì, 14 Dicembre 2004

Tovellia sanguinea e Baldinia anauniensis. Si chiamano così le due specie di alghe che l'équipe di ricerca coordinata dall'Istituto Agrario di San Michele all'Adige  ha identificato nelle acque del lago di Tovel. In particolare, la Tovellia sanguinea sarebbe la responsabile della colorazione rossa, suggestivo fenomeno che a partire dal 1964 è progressivamente  scomparso e che per decenni è stato erroneamente attribuito dagli studiosi all'alga unicellulare Glenodinium sanguineum Marchesoni.

     I due microrganismi sono stati presentati ufficialmente stamane, a San Michele, nell'ambito del convegno conclusivo  del progetto SALTO "Studio mancato arrossamento del lago di Tovel" che si è svolto nelle giornate di ieri ed oggi all'Istituto Agrario e ha visto la partecipazione dei rappresentanti delle 21 istituzioni coinvolte nel  progetto, sei delle quali al di fuori dei confini nazionali. 

     Il microrganismo che provocava l'arrossamento (specie "rossa") e che era presente un tempo in quantità massicce nel lago grazie all'apporto di nutrienti provenienti dalle deiezioni delle vacche al pascolo, non era dunque il Glenodinium. Ma non è tutto. Le ricerche scientifiche coordinate dall'Istituto Agrario hanno pure scoperto che sono tre le specie di alghe presenti oggi, a Tovel, mentre un tempo si pensava a stadi di sviluppo di una medesima alga, il Glenodinium appunto: la Tovellia sanguinea (specie "rossa", presente oggi in minime quantità a  causa della progressiva carenza di nutrienti, fosforo in particolare), la Baldinia anauniensis (specie "verde" presente oggi in quantità massicce) e un'altra alga, attualmente allo studio dell'equipe di ricerca. 

     "Non sappiamo ancora abbastanza per poter ricostruire il fenomeno dell'arrossamento, a patto che  lo si voglia ricostruire" ha esordito Roland Psenner, membro del comitato scientifico dell'Istituto Agrario. "Tra le 14 ipotesi sulle cause del mancato arrossamento- ha aggiunto il responsabile del progetto, Basilio Borghi- abbiamo identificato la principale, cioè il mancato apporto di nutrienti al lago a seguito delle diverse modalità di alpeggio, escludendo di conseguenza dunque tutte le altre, come quella che attribuiva la responsabilità all'uomo e ad una sua gestione improvvida del territorio".

     Le conclusioni del convegno sono state affidate all'assessore provinciale alla ricerca e all'innovazione, Gianluca Salvatori. "Sono compiaciuto per due motivi –ha puntualizzato-. Innanzitutto perché il lavoro svolto dai ricercatori  ha escluso la responsabilità di una azione umana e, in secondo luogo, perché nell'aver scoperto che il mancato arrossamento del lago è in qualche modo attribuibile ad una sorta di legge della natura,  si può leggere una metafora, quella cioè che non esiste fenomeno che va considerato durevole per sempre".

     Ora l'équipe di ricerca potrà occuparsi di approfondire meglio la conoscenza dell'alga responsabile dell'arrossamento ed estendere  gli studi e gli approfondimenti agli altri laghi alpini del Trentino, sulla base di risorse già assegnate all'Istituto Agrario. 

    

   Con cortese richiesta di pubblicazione e/o diffusione

 

  Ufficio stampa

  Istituto Agrario

 

S.Michele a/A, martedì 14 dicembre 2004